Archivio mensile per settembre 2009

Interpellanza sulla miniera di Furtei

Consiglio Regionale della Sardegna
XIV LEGISLATURA
Interpellanza ai sensi dell’articolo 109 del Regolamento interno sulle vicende relative alla miniera di Furtei.
Gli interpellanti Luciano Uras, Carlo Sechi , Massimo Zedda, Claudia Zuncheddu, Radhouan Ben Amara
I sottoscritti,
Premesso
Che la Regione Sardegna risulta essere azionista al 10% della società denominata “Sardinia Gold Mining S.p.a.” (SGM) che per oltre un decennio è stata concessionaria della miniera d’oro sita a Furtei in località Monte Miali;
Preso atto che nel mese di dicembre del 2008 si è definitivamente conclusa, per sopravvenuto fallimento della società di cui sopra, l’attività estrattiva dell’oro nella suddetta miniera;
Ritenuto assolutamente irresponsabile, sul piano della responsabilità sociale ed ambientale, il comportamento della “Buffalo Gold Itd”, società multinazionale canadese detentrice del 90% del pacchetto azionario di SGM resasi protagonista di quella che autorevoli organi della Stampa regionale definiscono una e vera e propria fuga senza porre in essere le necessarie operazioni di messa in sicurezza e di bonifica e ripristino ambientale;

Considerato che le conseguenze ambientali prodottesi in circa dieci anni di attività estrattiva riguardano sia un impatto diretto sul paesaggio che un rischio fortissimo di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere - da cianuro, mercurio ed altri metalli pesanti utilizzati nell’attività estrattiva - per un’ampia area compresa fra le province di Cagliari e del Medio Campidano e caratterizzata da un sistema economico prevalentemente basato sull’attività agricola;
Preso atto che la situazione attuale viene da più parti reputata di criticità e rischio ambientale, anche a causa dello stato di abbandono nel quale versa la miniera, considerato che per lunghi mesi i lavori di manutenzione del bacino dei reflui sono stati svolti a titolo gratuito dalle maestranze della società sottoposta a procedimento fallimentare;
Preso atto che la Giunta regionale, con deliberazione N.34/20 del 20 luglio 2009, è intervenuta con lo stanziamento di euro 150mila a titolo di anticipazione sulla base di una “assoluta necessità stante il profilarsi di una grave emergenza ambientale”, per interventi testualmente definiti “minimali” atti a garantire condizioni di sicurezza nell’area mineraria nel trimestre luglio - settembre, dei quali circa la metà a copertura dei costi di 8 unità di personale e la parte restante a copertura di costi energetici, materiali di consumo e custodia dei siti minerari;
Considerato che la stima dei suddetti costi per fronteggiare “l’emergenza nell’area mineraria Santu Miali – Furtei”, al netto delle spese generali e di eventuali imprevisti, veniva quantificata dal curatore fallimentare di SGM nella somma di euro 250mila e che quindi la cifra stanziata dalla Giunta regionale sarebbe sufficiente a garantire appena il 60% dei lavori necessari a una minima messa in sicurezza del sito;
Preso atto che con consistente ritardo rispetto alle ragioni di emergenza confermate dalla stessa Giunta regionale essa ha provveduto solamente in data 30 luglio c.a. - con la deliberazione N.37/7 – a dare incarico all’Assessore dell’Industria per eseguire il “Piano di caratterizzazione del sito funzionale ad accertare lo stato di inquinamento dello stesso” ai sensi del D.Lgs. N.152/2006;
Considerato che autorevoli esperti del settore hanno stimato fra i 10 ed i 40 milioni di euro la somma complessiva necessaria per un intervento congruo, sul piano paesaggistico ed ambientale, volto al recupero ed alla bonifica del territorio;
Preso inoltre atto della condizione materiale drammatica nella quale versano i 42 dipendenti della SGM, per i quali risultano ancora disattesi gli impegni della Giunta regionale per l’anticipazione della cassa integrazione ed ancora indefiniti i piani per un loro reimpiego produttivo;
Preso atto che il 30 settembre c.a. scadrà la proroga ottenuta dalla Giunta regionale per la concessione della miniera e che, quindi, a partire da tale data gli oneri di gestione, custodia, manutenzione della stessa ricadranno totalmente in capo alla Regione Sardegna;

Chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’Ambiente per sapere:
1. Quali siano le motivazioni addotte dalla Giunta regionale che hanno portato a ritenere congrua la somma di euro 150mila per il trimestre luglio - settembre invece degli euro 250mila stimati dal curatore fallimentare della SGM;
2. Quale sia lo stato di avanzamento del “Piano di caratterizzazione” di cui alla deliberazione N.37/7;
3. Come intendano intervenire per la piena messa in sicurezza del bacino dei reflui della miniera dismessa;
4. Se abbiano già predisposto un piano per la bonifica integrale dell’area e per il recupero del territorio e quali siano i suoi contenuti;
5. Come intendano affrontare sul piano degli ammortizzatori sociali la questione dei 42 dipendenti di SGM e se sia previsto un programma per il loro reimpiego nelle eventuali operazioni di bonifica e recupero ambientale.
6. Quali azioni legali la Giunta regionale intenda perseguire nei confronti della azienda “Buffalo Gold”, a tutela della Regione, dei contribuenti sardi, dei dipendenti e delle popolazioni locali in relazione al comportamento tenuto dalla medesima ed al recupero delle risorse economiche inerenti gli oneri derivanti dalle azioni di bonifica e recupero del territorio.

Cagliari, 30 settembre 2009

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Aggiornamento discussione sul “Piano Casa”

Continua in Consiglio Regionale, tra tanti rallentamenti, la discussione sul cosiddetto “Piano Casa”.
L’Assessore Asunis ha dichiarato in aula che il provvedimento non riguarda il problema della casa, ma rappresenta uno strumento per riavviare l’economia in Sardegna.
A mio avviso, come ho detto sia in Commissione che nel dibattito generale in Consiglio Regionale, si tratta di un provvedimento che favorisce l’ulteriore cementificazione delle parti più pregiate della nostra isola.
E’ inoltre in palese in contrasto con le principali disposizioni in materia di urbanistica: il Codice Urbani e il Piano Paesistico Regionale.
L’attuazione del provvedimento di legge, non creerà occupazione e sviluppo economico, genererà infiniti contenziosi tra i cittadini e la Pubblica amministrazione e peggiorerà la qualità architettonica e paesaggistica di tanti paesi della Sardegna.
La discussione in aula è ferma, dal momento che la maggioranza di centro destra appare divisa e lacerata su alcuni punti, in particolare sulla ipotesi di prevedere interventi edificatori all’interno della fascia costiera dei 300 metri.
Al fine di far emergere tutte le contraddizioni di carattere normativo e legislativo contenute nella legge, sono stato promotore, assieme agli altri compagni del gruppo consiliare, della presentazione di oltre 200 emendamenti, che costringeranno la maggioranza a discutere ulteriormente i punti più controversi della legge.

Il Consigliere Regionale Carlo Sechi

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No alle carceri speciali

Approvata la mozione presentata dal Centro Sinistra, primo firmatario l’On. Claudia Zuncheddu sulle carceri speciali in Sardegna.
A seguito delle notizie riguardanti la possibilità di realizzare in Sardegna nuove carceri speciali, da destinare a detenuti sottoposti al regime dell’art.41 bis del Codice Penale, il Consiglio Regionale ha approvato una mozione che impegna il Presidente e gli Assessori competenti a contrastare questa scelta.

Ho posto all’attenzione del Consiglio che ancora una volta la Sardegna viene utilizzata dallo Stato per risolvere i suoi problemi a danno del Popolo Sardo.

Ancora una volta la Sardegna, che non conta nulla nei confronti dello Stato quando deve risolvere i temi dell’istruzione, dei precari della scuola, delle servitù militari, delle entrate fiscali e dei trasporti, viene individuata , per la sua insularità, per la creazione di due sezioni carcerarie da destinare a detenuti sottoposti al regime dell’art.41 bis del Codice Penale.

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Piano Casa

In qualità di membro della IV commissione consiliare, ritengo che la legge approvata dalla maggioranza di centro destra in commissione definita “Piano Casa”, sia un provvedimento da rigettare perché in contrasto con le norme nazionali e regionali in materia di urbanistica, di tutela e di assetto del territorio.

Esiste il rischio concreto che la legge contenga palesi elementi di incostituzionalità perché in contrasto con le norme previste dal “Codice Urbani”. La legge contiene inoltre evidenti elementi di difformità con il Piano Paesistico Regionale per quanto riguarda la possibilità di interventi edilizi nelle zone agricole e nella fascia costiera.

Ho espresso il mio voto contrario perché non ritengo possibile emendare un testo di legge il cui progetto è chiaro: consentire un’ulteriore colata di cemento in una Regione che già dispone di un patrimonio edilizio sovradimensionato rispetto alla popolazione residente, caratterizzato da una bassa qualità architettonica.

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